Alle origini del «fare storia»
Nel corso dei tuoi studi di storia avrai certamente incontrato la parola «fonte». Con questo termine le storiche e gli storici indicano qualsiasi materiale che contenga informazioni utili a conoscere qualcosa del passato. Nonostante la parola in sé suggerisca l’idea che dalla fonte sgorghi il racconto del passato, la realtà è più complessa di così. Le fonti sono più simili a tracce, che devono essere studiate approfonditamente, messe in relazione con il loro contesto di origine e, infine, interpretate criticamente. Per questo, in storia (e non solo), citare le fonti” è una pratica necessaria, ma non sufficiente di per sé a garantire la credibilità di quanto si afferma.
Tanti tipi di fonte
Tradizionalmente, le fonti storiche sono state ricondotte a poche tipologie abbastanza ben definite. La prima grande distinzione che possiamo trarre è quella tra fonti verbali (cioè fonti che contengono parole) e fonti non verbali. Le fonti verbali, a loro volta, possono essere orali – cioè prodotte a voce, per esempio durante un racconto, una conversazione o un’intervista – oppure scritte – come documenti pubblici e privati, lettere, pubblicazioni d’epoca etc.
Le fonti non verbali sono tutte le tracce materiali lasciate dall’attività umana (e non solo!) nel tempo. Appartengono a questa categoria le fonti materiali (per esempio i monumenti) e quelle iconografiche (disegni, dipinti, mappe etc.). Sono fonti non verbali anche eventuali alterazioni del paesaggio dovute a eventi naturali, così come i resti fossili di organismi scomparsi.
Le fonti verbali, e in modo particolare le fonti scritte, sono spesso considerate le più importanti per le persone che fanno storia. Certo, leggere un testo – preferibilmente scritto in una lingua nota – può essere più rassicurante che tentare di intuire la funzione di un oggetto sconosciuto. Ma anche le fonti verbali non sono esenti da problemi di interpretazione e il contemporaneo ecosistema digitale sta rendendo queste criticità sempre più evidenti.
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Scarsità vs. opulenza
Per secoli, il problema di chi voleva occuparsi dello studio del passato è stata la scarsità di fonti disponibili. Questa penuria interessava specialmente le fonti verbali, soprattutto quelle relative ai periodi più remoti. Con l’avvento delle forme di comunicazione scritta istantanea tipiche del nostro tempo, basate su continui scambi verbali scritti in tempo reale, è lecito aspettarsi che le storiche di domani saranno invece letteralmente sommerse dalle fonti. Una buona notizia? Solo in parte. Da un lato, infatti, il moltiplicarsi delle fonti disponibili potrebbe aumentare le complessità collegate alla loro interpretazione. Dall’altro, molte informazioni importanti sull’attività di singoli o gruppi potrebbero essere comunque distrutte o rese inaccessibili al pubblico, perché generate, diffuse e custodite in spazi digitali di proprietà privata, con ricadute imprevedibili sulle loro future condizioni di conservazione.
Archivi di ieri e archivi di oggi
Si può dire che gli archivi esistano fin da quando esiste la scrittura – e chissà, forse anche da prima. Tutti gli archivi hanno in comune due cose: raccolgono documenti e, ordinandoli in maniera che non vadano persi, li rendono accessibili per future ricerche, garantendone anche l’affidabilità come fonte. Gli archivi fisici, quelli che raccolgono materialmente i documenti da conservare, esistono da millenni: il più antico è quello dell’antica città di Ebla, in Siria, risalente a circa 4000 anni fa e costituito da oltre 20.000 tavolette di argilla su cui erano incisi trattati, lettere, inventari e documenti commerciali. Da allora i sistemi e i supporti usati per archiviare le informazioni considerate importanti si sono evoluti molto. Ciò che non è cambiato, però, è il bisogno che sta alla base dell’esistenza degli archivi: quello di non disperdere i documenti considerati utili per la conservazione della memoria di una persona, di un gruppo…o dell’intera umanità.
Clicca sulle icone per scoprire due tipologie di fonte nate nell’era digitale, conservate nel sito del progetto Archivi del Presente




