
Pietro Secchia fu un importante dirigente del PCI e Senatore della Repubblica italiana. Nacque in provincia di Biella da una famiglia operaia e socialista, ed entrò nel Partito Comunista d’Italia fin dalla sua fondazione nel 1921. A causa del suo attivismo antifascista, venne condannato prima al carcere e poi al confino. Dopo l’armistizio del 1943, Secchia – come altri antifascisti reclusi per motivi politici – venne liberato e cominciò a partecipare attivamente alla Resistenza. Nel Dopoguerra ricoprì varie cariche di rilievo all’interno del Partito Comunista Italiano e prestò servizio come Senatore dal 1948 fino alla morte, avvenuta a Roma nel 1973.
All’attività politica, Secchia affiancò il lavoro culturale. Pubblicò diverse opere, molte delle quali avevano per oggetto il valore storico della Resistenza. Alla sua morte lasciò un vasto archivio di documenti, fotografie, lettere, relazioni e testi di vario tipo, che rappresentano fonti preziosissime per studiare un periodo così importante della storia italiana.
Il fondo Pietro Secchia
L’archivio di Pietro Secchia non racconta solo la sua vita e la storia del Partito comunista italiano, di cui fu uno dei principali dirigenti. Attraverso i suoi documenti possiamo conoscere anche la storia di una generazione di uomini e donne che vissero durante il fascismo, furono perseguitati dal regime e, dopo la guerra, contribuirono a costruire la Repubblica italiana. Questa nuova classe dirigente cercò di trovare un equilibrio tra il desiderio di trasformare profondamente la società e la volontà di ottenere cambiamenti attraverso le riforme e il consenso democratico.
La vita di Pietro Secchia è documentata da migliaia di carte e fotografie: lettere, discorsi, quaderni, articoli e altri scritti, sia pubblicati sia inediti.
Secchia considerava molto importante conservare e studiare le fonti storiche. Era convinto che conoscere il passato fosse fondamentale per costruire una memoria pubblica condivisa e per trasmettere alle nuove generazioni i valori dell’antifascismo.
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