Sistemi energetici e modelli di sviluppo
Energia per i territori e per le comunità
Sistemi energetici e modelli di sviluppo
Da sempre le società umane dipendono dalla disponibilità di fonti di energia per sopravvivere, ingrandirsi e prosperare. I più antichi insediamenti umani, del resto, sono nati proprio in zone ricche di risorse naturali, come sole, vento, acqua e legname, adatte a fornire energia alle civiltà pre-industriali. L’avvento dei combustibili fossili, come carbone, petrolio e gas, facilmente stoccabili e trasportabili, ha progressivamente modificato il rapporto fra produzione di energia e territori. Oggi siamo abituati a pensare ai luoghi della produzione energetica come a qualcosa di distante dai centri abitati, e alle risorse energetiche come a qualcosa che deve essere importato da paesi lontani. Le sfide poste dal cambiamento climatico e la necessità di una transizione energetica che sposti l’asse della produzione sempre più verso un sistema “a emissioni 0”, stanno mettendo in discussione questo paradigma, indirizzando l’innovazione verso un modello in cui l’energia sia prodotta su misura per le comunità e i territori che la utilizzeranno.
Nelle schede che seguono scoprirai alcuni esempi di come la presenza di stabilimenti di produzione di energia può impattare sui territori e sulle comunità che li ospitano.
Una ciminiera nel centro di Milano
Nelle fotografie del centro di Milano di fine XIX secolo, tra raffinati caffè e antichi monumenti, spicca un manufatto apparentemente incongruo. Fra le guglie del Duomo, infatti, a partire dal 1883, faceva capolino una massiccia ciminiera, alta 52 metri, che sbuffava via gli esausti della prima centrale termoelettrica dell’Europa continentale, la centrale cittadina di Santa Radegonda. Edificata su iniziativa del prof. Giuseppe Colombo, instancabile promotore dell’energia elettrica in Italia, introduceva nel nostro paese il sistema Edison a corrente continua che aveva già illuminato Manhattan. La centrale fu protagonista dell’illuminazione del Teatro alla Scala il 26 dicembre del 1883 ma, con il suo raggio d’azione di soli 550 metri, riusciva a portare l’elettricità solo ai negozi e ai locali limitrofi.Venne dismessa e infine demolita nel 1926, dopo aver cambiato per sempre il volto della città.
Dall’acqua la corrente per elettrificare i trasporti
Fra le prime linee ferroviarie del nostro Paese a essere elettrificate spiccano le tratte Lecco-Sondrio e Colico-Chiavenna, che furono le prime al mondo a essere alimentate da corrente trifase nell’autunno del 1902. Questo primato nell’elettrificazione dei trasporti si deve all’eccezionale disponibilità di risorse idriche dei territori lariano e valtellinese, che li resero il banco di prova ideale per la sperimentazione con l’idroelettrico. All’inizio del secolo scorso, la provincia di Sondrio in particolare fu interessata da forti investimenti nel settore energetico, che portarono alla costruzione di imponenti infrastrutture, alcune delle quali sono operative ancora oggi.
Trigenerazione: efficienza energetica, fra tradizione e innovazione
L’idea di alimentare un impianto industriale con energia prodotta da fonti rinnovabili – a km 0 e dunque priva di emissioni dannose anche in fase di trasporto – sembra un obiettivo futuristico. In realtà, già alla fine dell’Ottocento in alcuni territori italiani, come quello della provincia di Sondrio, era possibile sperimentare con questo tipo di tecnologie. Nel 1883 i cotonifici di Chiavenna erano illuminati da lampadine elettriche, alimentate da generatori azionati dalla forza idraulica dei fiumi locali. Si trattava però di impianti piccoli, non adatti a soddisfare le richieste di una crescente industrializzazione.
Oggi in Italia ci sono impianti industriali grandi come piccole città, che devono produrre in modo efficiente enormi quantità di energia. Un esempio è lo stabilimento Michelin di Cuneo, il sito di produzione di pneumatici più grande d’Europa. L’impianto che lo alimenta è detto di trigenerazione: produce cioè al tempo stesso elettricità, calore e refrigerazione. Il cuore dell’impianto è termoelettrico, con una caldaia a biomassa e tre caldaie a gas che garantiscono continuità nella produzione di vapore. Per preparare l’impianto alla progressiva decarbonizzazione, sono stati installati pannelli fotovoltaici per 2,1MW complessivi, e la centrale è già predisposta per utilizzare biometano e una miscela contenente fino al 10% di idrogeno. In questo modo lo stabilimento riesce a limitare i consumi energetici e le emissioni di CO₂.
Le comunità energetiche: condividere e gestire in autonomia le risorse
Negli ultimi vent’anni, nei paesi del Nord Europa prima e nel resto del continente poi, si è fatto strada un approccio collaborativo alla produzione di energia pulita: le comunità energetiche rinnovabili. Dopo una fase sperimentale, in cui cittadini ed enti locali collaboravano per gestire gli impianti (soprattutto di fotovoltaico ed eolico) al di fuori di un quadro normativo unitario, è arrivato il riconoscimento legislativo a livello europeo con il provvedimento Clean Energy for All Europeans che sancisce il diritto per i cittadini UE di produrre l’energia necessaria al proprio fabbisogno.
Forme particolari di comunità energetica rinnovabile sono le comunità energetiche solidali, pensate per sostenere, anche economicamente, i consumi delle fasce più deboli della popolazione, generando ricadute positive sui territori in cui sorgono i nuovi impianti.
Approfondirai le comunità energetiche nella sezione Protagonisti di questo kit.


