Storico, giornalista, padre costituente, militante politico, Leo Valiani ebbe un ruolo fondamentale nella nascita della nostra Repubblica. Originario di Fiume, dove nacque nel 1909, fece di azione e intransigenza morale i cardini della sua militanza politica.
Negli anni del Fascismo venne arrestato due volte, e due volte fu costretto all’esilio, prima in Francia e poi in Messico. Inizialmente comunista, tra il primo e il secondo arresto maturò una revisione ideologica che lo avvicinò a un socialismo libertario, seppur sempre di stampo rivoluzionario. Aderì quindi prima a Giustizia e Libertà e poi al Partito d’Azione.
Dopo il fallimento della tanto auspicata rivoluzione democratica, lascia la politica attiva, almeno per un po’, per entrare nella Comit, la Banca Commerciale Italiana diretta da Raffaele Mattioli, che con il suo Centro Studi faceva grande opera di mecenatismo ed era stato un punto di riferimento per una parte degli antifascisti anche durante la dittatura di Mussolini. In questo periodo l’asse della militanza di Valiani si sposta sul circuito intellettuale, almeno fin quando non è tra i fondatori del Partito Radicale. Nel 1980 fu nominato da Sandro Pertini, grande amico e compagno di lotta partigiana, Senatore a vita. Morì a Milano nel 1999.
Il fondo Leo Valiani
L’Archivio che Leo Valiani lasciò alla sua morte alla Fondazione Feltrinelli è composto da migliaia di libri, che facevano parte della biblioteca di lavoro dell’intellettuale fiumano. Ci sono, poi, documenti di carattere professionale, ma anche privato e familiare, e numerosi fascicoli di corrispondenza epistolare.
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