Siamo tutti americani

(o la nascita del continente vecchio)

Tra il dicembre 1918 e il marzo 1919 il presidente americano Woodrow Wilson viene in Europa. È il primo viaggio di un presidente americano in carica nel vecchio continente.

Il viaggio di Wilson è un momento denso di significati politici, diplomatici, sociali che hanno segnato la prospettiva geopolitica del rapporto tra Europa e America. Wilson arriva in Europa ed è aspettato con ansia da un continente che esce dalla guerra prostrato, smarrito, lacerato dalle divisioni.

Tre mesi dopo Wilson lascia l’Europa deluso. Quel matrimonio tra Europa e America non si fa: la pace nasce “zoppa”, gli europei sentono l’America “nemica” e l’America sente l’Europa diffidente.

Ma questo non significa la fine di un rapporto. Altri presidenti da allora sono tornati in Europa – da Kennedy a Obama – ogni volta con lo stessa carica di entusiasmo, di passioni, di delusioni.

Quello tra Europa e America è un rapporto destinato a essere attraversato da altri viaggi presidenziali, da distanze, diversità, influenze che ne caratterizzeranno l’andamento nel corso del Novecento. Nel 1919 l’America è ormai sbarcata in Europa e non se ne andrà più.

L’Europa, dall’altra parte dell’oceano, continuerà a pensarsi insieme all’America. In quegli stessi anni arriverà il jazz, il cinema, la letteratura, poi sarà la Grande depressione, e poi di nuovo la guerra. Nessuno potrà più fare a meno dell’altro

‘900: la fine dell’Europa?

La guerra è la realtà e la pace un sogno?

La nostra patria il mondo intero?

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