Il Novecento con la prima guerra mondiale apre una nuova stagione della vita di tutti.
Il secolo della grande industria

Il Novecento con la prima guerra mondiale apre una nuova stagione della vita di tutti. La guerra chiede che tutti siano impegnati, che nessuno si senta estraneo, punisce i disertori, arruola le donne nel mondo del lavoro e le fa “uscire di casa”, include tutti a partire da intellettuali e artisti che vengono chiamati a fare la propria parte.

Finisce il lavoro artigianale e comincia una nuova fase della storia che trasforma le modalità di lavoro sviluppando nuove forme di produzione che coinvolgono tutti gli attori sociali. Nessuno escluso.

Sull’argomento, guarda l’intervista a Giovanna Procacci
Sul fronte interno e la mobilitazione civile:

La fabbrica della modernità
Innovazione e grande industria

La trasformazione nel settore industriale avviene rapidissima nei paesi belligeranti e provoca la conversione alla produzione di guerra: meccanico, chimico, tessile, è difficile trovare un settore che non sia stato toccato dalle nuove necessità della macchina bellica. Non solo navi da guerra, ma anche autocarri, cannoni, mortai, fucili, bombe a mano e i primi aerei da combattimento insieme ai rudimentali carri armati che appaiono per la prima volta nei campi di battaglia.

Guarda la photogallery:

La guerra significa mobilitazione collettiva, impegno.

Con la Prima guerra mondiale il fronte non è più solo quello della battaglia, ma quello interno del lavoro, della scuola, del coinvolgimento dell’infanzia, della famiglia, delle donne che per la prima volta entrano in forma consistente nello scenario pubblico a “sostituire” gli uomini al fronte.

Mobilitazione totale ma anche nuove forme di un vecchio conflitto. Nella storia nazionale accanto a un “paese che si identifica con le scelte politiche, economiche e con la cultura del governo stanno gli “altri italiani”. E’ un’Italia altra che ha origine già nel processo risorgimentale e che nel 1915 torna a chiedersi se le scelte del Paese sono anche le sue, che torna a dividersi come all’atto costitutivo del processo unitario nazionale.

Con la Prima guerra mondiale cambia il significato delle parole, il senso dei sentimenti, cambiano le sensibilità, i significati stesso delle parole. Talvolta nascono anche delle parole nuove. Le parole costituiscono una modalità di sentirsi parte o “contro”. Per essere partecipi e aderire alla “nazione” o sentirsi di un’altra comunità.

I testi della trasformazione:

Guerra significa propaganda, mobilitazione, opposizione, rifiuto, opposizione. Mondo del lavoro e mobilitazione sociale si fondano su un principio “Nessuno escluso”. Ma questa parola non basta solo ripeterla, occorre anche creare uno spirito pubblico che chiede di esserci, di aderire con entusiasmo. Essere in guerra è anche ricordo di prima o di ciò che potrebbe tornare ad essere in un rinnovato clima di pace  (è l’atmosfera del primo Natale di guerra, per esempio) sapere che quella della guerra è una condizione eccezionale, senza dimenticare il proprio lato umano, “rimanendo umani”.

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