Gli Stati trovano percorsi per un cammino comune verso la pace...
La ricerca della pace perpetua

Pensare il mondo, dargli un ordine, pensare il domani è una preoccupazione che ha iniziato a imporsi con la nascita e il consolidarsi degli Stati nazionali. L’Ottocento è il secolo che avverte la necessità di dare un ordine e una governance al mondo.

Il Novecento è il secolo in cui per la prima volta inizia a diffondersi l’idea che occorra un istituto internazionale in grado di far interloquire tra loro gli stati nazione – anche quando presentano visioni contrapposte – per trovare percorsi per un cammino comune verso la pace.
Tutto questo lo abbiamo chiamato politica.

Per approfondire, guarda l’intervista a Sivio Pons:
Una guerra civile Europea?

Guerra senza fine
La pace che si allontana

Giuseppe Scalarini, vignettista dell’”Avanti!”, è tra i più lucidi e disincantati cronisti della Prima guerra mondiale: nel suo tratto non c’è spazio per la speranza. L’unico rimedio sarebbe una pace che non arriva mai. Nulla di eroico nella guerra di Scalarini: solo lutti, fame, miseria, distruzione e morte. Ma anche la necessità di un nuovo ordine mondiale che rigetti la guerra e le sue tragiche conseguenze.

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Lo scoppio della Prima guerra mondiale sconvolge il panorama ottocentesco: crollano i grandi imperi multinazionali, il mondo si polarizza facendo emergere nuove forme e combinazioni di nazionalismo e internazionalismo.
E’ il conflitto tra diverse idee di libertà che si confronta nel corso del Novecento: ciascuna con una propria idea di ordine internazionale, di amico e di nemico, con una precisa percezione del confine oltre il quale inizia il territorio del nemico, E’ una divisione che ha attraversato l’intero secolo fino a quando la fine della “guerra fredda” non ha fatto saltare la linea del confine e ci ha trasportato in una nuova condizione di “cittadini del mondo” in cui le dimensioni collettive, quella nazionale e quella continentale devono ancora trovare una loro condivisione.

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I testi della trasformazione:

E’ con la Prima guerra mondiale che inizia a circolare un’idea di Europa non più solo come cultura, ma soprattutto come attore politico unificato espresso da un patto federativo tra tutti i suoi attori culturali e politici interni.
Una realtà che da allora non ha smesso di affascinare, di “dannare” e di inquietare gli europei attratti e allo stesso tempo perplessi rispetto alla fisionomia di un luogo che molti vorrebbero attore politico di portata mondiale e che spesso non riesce ad essere molto più che un’ “espressione geografica”.

I nuovi protagonisti e rivali furono Wilson e Lenin: il primo, campione dell’universalismo pacifista democratico e dell’autodeterminazione nazionale; il secondo, erede dell’internazionalismo socialista e marxista.

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