L’ingresso nel primo conflitto mondiale a fianco dell’Intesa, con le conseguenti difficoltà nelle operazioni militari e nell’approvvigionamento delle città, ebbe sulla Russia zarista l’effetto di radicalizzare tensioni sociali e politiche che si erano accumulate negli anni precedenti. La situazione del Paese, infatti, era resa instabile da uno sviluppo industriale significativo ma limitato ad alcune aree, dall’arretratezza delle campagne, da un sistema di potere autocratico accentrato nelle mani dello zar. Tali problemi erano già emersi durante il moto rivoluzionario del 1905 (quando furono le conseguenze di un’altra guerra – quella contro il Giappone – ad offrire il pretesto per le rivolte popolari) con il tentativo di dar vita ad un regime parlamentare attraverso un’assemblea rappresentativa (la Duma), di lì a poco ricondotta sotto il controllo dell’autocrazia.

Nel febbraio del 1917 partì da Pietrogrado una nuova ondata di proteste, generata dal malcontento per l’andamento del conflitto e per la scarsità dei rifornimenti alimentari. A complicare la situazione si aggiunsero le manifestazioni contro il carovita e l’insubordinazione dei soldati che si rifiutavano di raggiungere il fronte. Il moto assunse caratteri insurrezionali e determinò la fine del potere zarista. Come nel 1905 comparvero organismi di autogoverno popolare e operaio, i soviet, al cui interno le forze politiche social-rivoluzionarie(eredi del populismo russo) erano in maggioranza rispetto ai bolscevichi. Abbattuta la monarchia, si formò un governo provvisorio composto soprattutto da esponenti liberali e guidato dal principe L’vov. Il nuovo esecutivo, però, decise di continuare la guerra e alla fine di aprile cadde sotto la pressione dei tumulti di piazza. La guida del governo provvisorio passò, allora, nelle mani di menscevichi e socialisti rivoluzionari, ma la loro esperienza fu segnata negativamente dal disastroso andamento della guerra in Galizia. Si delineò così un dualismo di poteri tra governo e soviet.

Ad aprile Lenin tornò in patria dalla Svizzera e i bolscevichi si mobilitarono sulla base della parola d’ordine “Tutto il potere ai soviet”, mostrando di credere alla possibilità di una rivoluzione socialista in Russia anche contro i dettami della teoria marxista ortodossa (che, invece, prevedeva un simile sbocco nei paesi a capitalismo avanzato). I bolscevichi organizzarono una dura opposizione al governo subendo persecuzioni e arresti, ma a settembre offrirono un contributodeterminantealla mobilitazione per sventare un colpo di stato del generale Kornilov. Il fatto rafforzò i seguaci di Lenin, che in autunno conquistarono la maggioranza nei soviet di Mosca e di Pietrogrado e il 7 novembre 1917 (25 ottobre secondo il calendario giuliano) presero il potere.

Il nuovo governo rivoluzionario, presieduto da Lenin, varò celebri decreti (abolizione della grande proprietà terriera, diritto all’autodeterminazione dei territori dell’ex impero zarista, pace senza annessioni e senza indennità) ma dovette affrontare subito una serie di difficoltà. A novembre le elezioni dell’Assemblea Costituente furono vinte dai socialisti rivoluzionari: i bolscevichi, che avevano ottenuto meno di un quarto dei seggi, procedettero con un atto di forza a sciogliere il parlamento appena eletto a suffragio universale, rivendicando la funzione rappresentativa dei soviet e imponendo in realtà la dittatura del loro partito. La questione dell’uscita dal conflitto, poi, comportò la firma di un trattato di pace con la Germania dalle condizioni durissime (Brest-Litovsk, marzo 1918). Nel luglio 1918 scoppiò la guerra civile che avrebbe lacerato la società russa fino al 1920, quando i bolscevichi e l’Armata Rossa emersero vincitori sulle armate bianche sostenute dalle potenze occidentali e insediarono definitivamente il loro regime.

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