A partire dal Trattato di Maastricht, l’Europa ha rinunciato a quella che era stata la sua anima dopo la Seconda guerra mondiale, e ha deciso di consegnare i suoi principi al capitalismo finanziario. È stata istituita una Banca centrale indipendente. È stata creata una moneta unica, non in base a criteri di redistribuzione, di creazione di posti di lavoro, di armonia fiscale, ma in base ai criteri prettamente quantitativi che interessano all’economia neoliberista. In questo modo, si è spezzata la nostra migliore arma di convivenza, che era la distribuzione dei benefici nella vita collettiva.

Le società articolate in classi medie che hanno costruito l’Europa hanno cominciato a disintegrarsi e, contemporaneamente, l’immigrazione ha iniziato a essere percepita come un pericolo. Prima, invece, era una sfida che vivevamo come cittadini di un continente basato sui diritti umani. Il benessere ci ha intorpiditi. La stessa Socialdemocrazia, che aveva costruito società composte da classi medie, non ha governato questi processi di cambiamento, e le classi medie hanno finito per votare Margaret Thatcher o i partiti neoliberisti. La Socialdemocrazia si è trasformata nella terza via di Tony Blair e di Schroeder: il che significa che, se dopo la Seconda guerra mondiale aveva fatto proprio il neoliberismo politico, ha in seguito fatto proprio anche il neoliberismo economico. Penso che in quel momento l’Europa abbia iniziato a chiudersi in se stessa.

Trovo che questo modello europeo, ormai esaurito, abbia fiducia solo in una cosa: che l’assenza di alternative spinga la gente verso la rassegnazione. E che, alla fine, la rassegnazione e l’assenza di alternative diano come risultato la passività dei cittadini. Ma questi presupposti ci condurrebbero in una situazione simile a quella vissuta dall’America Latina negli anni Ottanta.

È in questo contesto di crisi che è nato Podemos, un partito che ha voluto fin dall’inizio appropriarsi delle due domande chiave poste dal movimento degli Indignados. La prima domanda è rivolta al potere politico: perché, se ti definisci “democrazia rappresentativa”, non mi rappresenti? La seconda è invece rivolta all’economia: perchè, dopo un secolo di lotte per affermare il lavoro come qualcosa di irriducibile alle leggi della domanda e dell’offerta, mi tratti di nuovo alla stregua di una merce? E dici che il mio unico spazio non è quello che mi spetta in quanto cittadino, ma lo spazio che mi viene assegnato dal mio rendimento sul mercato?

Podemos è una forza sottoposta a queste tensioni. Alle tensioni del passato, alle incertezze del nuovo. Alla stanchezza verso il passato e all’emozione del futuro. È qui, in questo campo di tensioni e contraddizioni, che siamo nati. Ed è sempre qui che ci troviamo ancora oggi.

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Scuola di Cittadinanza Europea