L’AfD (Alternative für Deutschland) ha superato il 20% nelle elezioni
locali nel Meclemburgo-Pomerania (ex DDR), regione d’origine e sede del seggio elettorale di Angela Merkel. Alternative für Deutschland ha sorpassato proprio la CDU, rimasta al 19% e si è affermata come il secondo partito della regione.

Il primo partito del land, come previsto, è ancora la SPD, che ha superato il 30%. I socialdemocratici cercheranno di replicare la coalizione con i cristiano-democratici. Per una coalizione alternativa, ma improbabile, diventerebbe importante il ruolo della Linke, che ha raccolto poco più del 13%. Oltre il 38% il “partito degli astenuti”.

Le elezioni confermano che l’AfD non è una meteora nella politica tedesca.

Quando si parla di AfD si parla soprattutto d’immigrazione. Un tema che scandisce ormai continuamente l’agenda politica di un paese che, negli ultimi 12 mesi, ha accolto oltre 1 milione di nuovi rifugiati e migranti.

Lo scorso maggio l’AfD ha presentato il primo programma elettorale. Viene proposta una visione profondamente nazionalista della Germania, le politiche d’immigrazione vengono rifiutate in maniera radicale. Il rifiuto dell’immigrazione della destra populista tedesca è soprattutto il rifiuto di accogliere nuove persone di religione o cultura islamiche. Una questione che trova numerose sponde nella società altamente conflittuale degli ultimi due anni.

Diventa interessante, però, notare come la forza ideologica delle posizioni anti-immigrazione dell’AfD abbia avuto un grande successo proprio nel Meclemburgo-Pomerania, un land che è stato tra i meno interessati dalla cosiddetta crisi dei migranti. Il Meclemburgo-Pomerania è la regione tedesca con meno immigrati in assoluto: la percentuale di stranieri rimane sotto il 4%, su una popolazione complessiva di 1,6 milioni di abitanti.
Se l’immaginario con cui l’AfD si è imposta è quello della lotta senza quartiere alle politiche di accoglienza di Angela Merkel, si deve quindi provare a identificare anche altri aspetti di un successo elettorale innegabile.
Il Meclemburgo-Pomerania è un esempio delle difficoltà dell’ex DDR di stare al passo con la riunificazione. Le vere aree sofferenti della regione sono quelle esclusivamente agricole. Le recenti sanzioni economiche contro la Russia, infatti, sembrano aver indebolito ancora di più l’industria agricola locale, che aveva nell’esportazione verso est uno dei suoi pochi punti di forza. Quello del recupero dei rapporti con la Russia di Putin diventa, allora, un secondo tema vincente dell’AfD nell’ex DDR. In una regione in cui l’Ostalgia è tanto un sentimento quanto un elemento culturale, trovano un terreno più che fertile le posizioni in politica estera di Alternative für Deutschland, che è idealmente filo-russa, così come lo sono tante destre identitarie anti-UE e anti-euro.

Tuttavia, gli aspetti sociali dei programmi dell’AfD, sia a livello regionale sia su scala nazionale, continuano a essere molto vaghi e talvolta ambigui. Si tratta di un’ambiguità che continua a caratterizzare Alternative für Deutschland, che è nata anche da istanze liberiste, ben poco orientate verso le politiche di welfare, con lo scopo di attrarre anche settori del ceto medio e di quella che un tempo era la borghesia conservatrice.
Il nazionalismo che struttura il partito si presenta oggi come essenzialmente popolare, ma sotto alla retorica identitaria e populista, l’Afd rimane poco chiara sui temi delle politiche di protezione sociale e del sostegno delle fasce più deboli. Tuttavia, la stessa retorica sembra in grado di conquistare la fiducia e il sostegno degli strati meno abbienti, grazie alla potenza suggestiva della narrazione nazionalista, che si rivela più immediata e meno ostile della pervasiva e fredda burocrazia governativa.
Il tentativo di coniugare forme di rivoluzione conservatrice con messaggi di social-patriottismo, del resto, riprende una dei tratti essenziali di quella che è stata l’estrema destra del Novecento europeo.

AfD non attacca solo frontalmente quelli che accusa essere corpi esterni alla Germania, ma fornisce anche una prospettiva identitaria a una parte di popolazione disorientata. Individuare e rifiutare le identità chiare e riconoscibili dello “straniero” (più o meno presente) significa anche auto-valorizzarsi con una propria identità autoctona, auto-rappresentarsi in maniera di nuovo soddisfacente, tanto socialmente quanto psicologicamente.

Siamo quindi di fronte a suggestioni che agiscono sull’immaginario e che, in quanto tali, possono rivelarsi molto più potenti di quanto si creda.

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