Problemi d’ Europa

Con un’introduzione di Francesco Mores

Versione italiana con testo originale


In tempi recenti, allorché il Muro cadeva, abbiamo creduto che l’orologio della storia, fermo a lungo sul meridiano di Yalta, riprendesse lentamente a muoversi sulla scorta di un bilanciere in cui ciascuno ritrovasse il senso della propria identità. Ma non è stato così.
Le riflessioni di Marc Bloch scritte nel 1935 intorno al tema dell’identità d’Europa ci aiutano a capire perché.
Osserva Bloch che la nozione di Europa si fonda su una nozione di panico. Panico che costituisce non tanto la condizione del vissuto politico dell’Europa ma la ragione che essa narra a se stessa della sua individualità storica. Uno stato d’animo, o meglio una scala di sensibilità sulla quale l’Europa ha costruito la sua stessa fisionomia territoriale. In questo senso secondo Bloch la coscienza storica dell’Europa trova la sua ragion d’essere nella fisionomia immaginaria del “mondo chiuso”.
Ha detto di recente Zygmunt Bauman che il mondo non potendo pensare futuro, preferisce immaginare passato.
Se si possono ripetere scenari nella storia d’Europa è perché nel patrimonio culturale dell’Europa e nella definizione di ciò che si è in base alla contrapposizione con l’ “altro da sé” si collocano elementi e costrutti culturali “non innocenti”, comunque non privi di ambiguità. Con quelli si tratta di misurarsi.

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