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Per costituzione ideologica, gli inni nazionali hanno la funzione di oltrepassare gli steccati delle classi sociali e di cementare le coscienze nel segno dei trascorsi eventi bellici. Non furono pochi i compositori che li adottarono all’interno di pezzi di musica più articolati. Nel primissimo autunno del 1914, rapito dall’euforia popolare che accompagnava l’incontenibile avanzata imperiale su tutti i fronti, Max Reger dedicò alle armate tedesche (“Den deutschen Heere!”) Eine Vaterländische Oüverture (Un’ouverture patriottica) per orchestra.

Eseguita in prima assoluta l’8 gennaio 1915 a Wiesbaden sotto la direzione dell’autore stesso, la composizione riscosse grande fortuna in virtù del materiale melodico abbracciato. Reger, infatti, attinse al Deutschlandlied, ai canti patriottici ottocenteschi “Ich hab mich ergeben” (“Io mi sono offerto”) e Die Wacht am Rhein (“La guardia sul Reno). Nessuna di queste musiche aveva ancora lo statuto di inno ufficiale dei Tedeschi, ma ciascuna di esse simboleggiava, fin dal diciannovesimo secolo, il sentimento dell’unità nazionale. Su
tutto, nell’ouverture regeriana, s’impone in ogni caso il Deutschlandlied. Del resto, proprio nei mesi di lavorazione del pezzo, il “canto dei Tedeschi”, sulla celebre melodia del 1797 di Franz Joseph Haydn, fu sottoposto a un ulteriore processo di promozione ideologica con la nascita del cosiddetto “mito di Langemarck”. Per l’esattezza, i bollettini di guerra dell’11 novembre 1914 riportavano quanto segue: «A ovest di Langemarck battaglioni pieni di giovani hanno attaccato le prime linee delle trincee nemiche e le hanno prese, cantando “Deutschland, Deutschland über alles”». La realtà dei fatti racconta nondimeno che si trattava della battaglia di Bixchote e che le truppe erano costituite da giovani studenti universitari solo in  minima parte. Peraltro, non è neppur provato che i soldati andassero effettivamente incontro alla morte con il Deutschlandlied a fior di labbra. Con tutto ciò, nel corso degli anni il mito mantenne la sua freschezza, alimentato poi dallo stesso Adolf Hitler. Per quanto attiene Eine Vaterländische Oüverture, l’inno conserva il carattere eroico che gli è proprio e in coda si sovrappone, con grande enfasi, al corale seicentesco di ringraziamento “Nun danket alle Gott” (“Or tutti ringraziamo nostro Signore”).

Parimenti solenne e muscolare ricorre l’inno nazionale polacco nel preludio sinfonico Polonia di Edward Elgar. Composta nel 1915 su suggerimento del compositore Emil Młynarski ed eseguita in prima assoluta per il Polish Victims’ Relief Fund alla Queen’s Hall il 6 luglio 1915, questa pagina condivide l’idea regeriana del pastiche, ovvero dell’assemblaggio sinfonico di melodie note.

Al suo interno ricorrono il Notturno in Sol minore op. 15 n. 3 di Chopin, la Fantasie polonaise di Paderewski e la Varsaviana del 1905, una canzone di protesta dei lavoratori. L’inno nazionale della Polonia emerge soltanto nel finale, ma, sostenuto dal “nobile” tratto stilistico elgariano, esso incede secondo maniere trionfali. Elgar preserva lo spirito eroico e solenne che si conviene all’inno in quanto funzionale all’incitamento dei Polacchi alla solidarietà reciproca e alla revanche. Lo stesso Polish Victims’ Relief Fund era stato fondato da Paderewski e dallo scrittore Henryk Sienkiewicz per risvegliare le coscienze e il sentimento dell’indipendentismo.

La citazione degli inni delle nazioni è caratteristica di altre autorevoli composizioni, ma, con il trascorrere dei mesi e il precipitare in una guerra senza fine, essi assunsero l’aspetto di oggetti disomogenei al tessuto musicale nel quale erano inseriti, con un caratteristico effetto di straniamento. Affiorano spesso sbrindellati, simili a bandiere lacerate o ammainate.

Talvolta sembrano agognare a un’epoca di pace ormai perduta per sempre, come nel secondo capriccio di En blanc et noir per pianoforte a quattro mani di Debussy, nel contesto di una battaglia musicale in piena regola. Da convinto nazionalista, Debussy stesso, con i personali versi del Noël des enfants qui n’ont plus de maisons, incitò i bambini di Francia all’odio indiscriminato verso il nemico; ma, quando si cimentò con la pianistica Berceuse heroïque per un libro di pura propaganda ideologica come il King Albert’s Book all’offeso re del Belgio, non esitò a caricare di ulteriore malinconia la già mesta Brabançonne. Né più allo stesso modo avrebbe risuonato il futuro inno nazionale italiano nell’Elegia eroica per orchestra o la Marseillaise nelle Pagine di guerraper pianoforte di un prostrato Alfredo Casella. Il simbolo è denudato e il tono marziale ha il senso di un disperato anelito verso remoti, epici, immaginari cortei militari.
Un’oscillazione di prospettiva molto simile è nei versi di guerra che fanno riferimento ai colori delle bandiere nazionali.
In Le drapeau belge (1917) per voce recitante di Elgar e del poeta belga Émile Cammaerts, i versi sono tesi alla rivalsa e all’eroismo:

Rouge pour le sang des soldats,
– Noir, jaune et rouge –
Noir pour les larmes des mères,
– Noir, jaune et rouge –
Et jaune pour la lumière
Et l’ardeur des prochains combats.
Au drapeau, mes enfants,
La patrie vous appelle,
Au drapeau, serrons les rangs,
Ceux qui meurent, vivent pour elle!

Rouge pour la pourpre héroïque,
– Noir, jaune et rouge –
Noir pour le voile des veuves,
– Noir, jaune et rouge –
Jaune pour l’orgueil épique,
Et le triomphe après l’épreuve.
Au drapeau, au drapeau,
La patrie vous appelle,
Il n’a jamais flotté si haut,
Elle n’a jamais été si belle!

Rouge pour la rage des flammes,
-Noir, jaune et rouge –
Noir pour la cendre des deuils,
– Noir, jaune et rouge –
Et jaune pour le salut de l’âme
Et l’or fauve de notre orgueil.
Au drapeau, mes enfants,
La patrie vous bénit.
Il n’a jamais été si grande
Que depuis qu’il est petit,
Que depuis qu’il brave la mort.

Rosso per il sangue dei soldati, /- Nero, giallo e rosso – / Nero per le lacrime delle madri, / – Nero, giallo e rosso – / E giallo per la luce / E l’ardore dei prossimi combattimenti. / Alla bandiera, figli miei, / La patria vi chiama, / Alla bandiera, serriamo i ranghi, / Coloro che muoiono, vivono per essa! / Rosso per l’eroica porpora, / – Nero, giallo e rosso – Nero per il velo delle vedove, / – Nero, giallo e rosso – / Giallo per l’orgoglio epico, / E il trionfo dopo la prova. / Alla bandiera, alla bandiera, / La patria vi chiama, / Non ha mai svolazzato così in alto, / Non è mai stata così bella! / Rosso per la rabbia delle fiamme, / – Nero, giallo e rosso – / Nero per la cenere dei lutti, / – Nero, giallo e rosso – / E giallo per la salvezza dell’anima / E l’oro bruno del nostro orgoglio. / Alla bandiera, figli miei, / La patria vi benedice. / Non è mai stata così grande / Dacché essa è piccola, / Dacché essa ha sfidato la morte.

Siamo molto distanti tuttavia dal carattere mesto e rassegnato della seconda  delle Trois Chançons de Charles d’Orléans per coro a cappella del 1915 di Maurice Ravel.

Il pezzo non è ascrivibile alla misconosciuta produzione dei compositori di trincea, ma ne condivide il senso acuto del disinganno:

Trois beaux oiseaux du Paradis,
(Mon ami z’il est à la guerre)
Trois beaux oiseaux du Paradis
Ont passé par ici.
Le premier était plus bleu que ciel,
(Mon ami z’il est à la guerre)
Le second était couleur de neige,
Le troisième rouge vermeil.
Beaux oiselets du Paradis,

(Mon ami z’il est à la guerre)
Beaux oiselets du Paradis,
Qu’apportez par ici?
J’apporte un regard couleur d’azur,
(Mon ami z’il est à la guerre).
Et moi, sur beau front couleur de neige,
Un baiser dois mettre, encore plus pur.

Oiseau vermeil du Paradis,
(Mon ami z’il est à la guerre)
Oiseau vermeil du Paradis,
Que portez-vous ainsi?
Un joli coeur tout cramoisi,
(Ton ami z’il est à la guerre)
Ah! Je ne sens mon coeur qui froidit,
Emportez-le aussi.

«Tre uccelli belli del Paradiso, / (Il mio amico è alla guerra) / Tre uccelli belli del Paradiso / Son passati da qui. / Il primo era più blu del cielo / (Il mio amico è alla guerra) / Il secondo era color della neve, / Il terzo rosso vermiglio. / Augelletti belli del Paradiso, / (Il mio amico è alla guerra) / Augelletti belli del Paradiso / Cosa portate qui? / Io porto uno sguardo color dell’azzurro, / (Il mio amico è alla guerra). / Ed io, sulla bella fronte color della neve, / Un bacio devo posare, ancor più puro. / Uccello vermiglio del Paradiso, / (Il mio amico è alla guerra) / Uccello vermiglio del Paradiso, / Dunque cosa porti? / Un bel cuore tutto cremisi, / (Il tuo amico è alla guerra) / Ah! Io non sento il mio cuore che raggela, / Portate anche questo con voi.»

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