I cambiamenti climatici in atto e la crescita della popolazione, passata da tre a sette miliardi dal 1960 a oggi, impongono di ripensare un’agricoltura più produttiva e al tempo stesso più sostenibile.  L’agroecologia potrebbe essere una soluzione. La diversificazione delle culture, la ricerca di nuove sementi e una riduzione dello spreco del cibo si presentano come alcune delle risposte più promettenti.

Risorse fondamentali come terreno, acqua, suolo e fonti energetiche sono state gestite male, al punto da compromettere in modo irriversibile la sostenibilità dei nostri sistemi di produzione, e da minacciare la sicurezza alimentare globale. È quindi necessario ripensare e implementare il nostro sistema agricolo.

L’approccio agroecologico, modellato sul rispetto della biodiversità, si integra efficacemente con altre misure più sostenibili e di salvaguardia ambientale  come un uso più efficente dell’acqua, l’implementazione di tecniche innovative, l’utilizzo di nuove forme di energia e l’adozione di regole comuni per ridurre lo spreco di cibo.

Altri fattori che mettono a rischio la produzione agricola sono le mode alimentari dettate dal mercato. Ne sono un esempio la quinoa, cereale tradizionale della Bolivia, o il riso coltivato nell’Himalaya indiano.

L’aumento dei prezzi della quinoa, legato all’incremento della richiesta, ha inciso sul cambiamento delle abitudini alimentari delle fasce di popolazione meno abbienti dello stato sudamericano. D’altra parte, l’intensificazione della produzione di quinoa in zone dove la sua coltivazione è avvenuta per secoli con tecniche integrate con il contesto ambientale, sta portando a forti disequilibri nella gestione delle risorse naturali.

È necessaria dunque una discussione su quale sia un modello produttivo sostenibile, e identificare il ruolo che possano svolgere in questo percorso l’innovazione e la tecnologia, individuando strumenti che siano accessibili a tutti dal punto di vista economico, ambientale e sociale.

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